Oggi il problema ambientale è sempre più al centro del dibattito politico, economico e sociale: uno dei temi più impellenti e preoccupanti è quello del rischio di dissesto idrogeologico, cioè l’insieme di quei processi di tipo morfologico (erosione, esondazioni, frane…) che modificano il territorio in tempi rapidi o rapidissimi, generando un degrado del suolo con effetti spesso distruttivi sulle opere, le attività e la vita stessa dell’uomo.

L’aspetto più eclatante di tutto ciò è che, nella stragrande maggioranza dei casi, anche se questi processi di solito nascono in conseguenza a particolari fenomeni meteorologici, in realtà la loro origine è quasi del tutto antropica: sono, insomma, innescati dall’uomo e dalle sue attività. 

L’uomo è la causa, l’uomo deve essere anche la soluzione… Come? Attraverso progetti di bioingegneria o ingegneria naturalistica.

Le cause del dissesto idrogeologico

Tra le principali cause di disastri idrogeologici possiamo considerare 

  • la deforestazione 
  • l’abusivismo edilizio
  • la cementificazione selvaggia
  • l’estrazione di idrocarburi e di acqua dal sottosuolo
  • gli scavi di cave
  • l’abbandono delle aree montane
  • le tecniche di coltura non ecosostenibili

La prima azione, quindi, dovrebbe essere quella di prevenire, attraverso azioni politiche concrete, tutte queste pericolose attività umane.

Ma cosa fare in quei casi in cui, ormai, il danno è fatto?

    Bioingegneria: cos’è e perché è la soluzione

    Gli interventi di bioingegneria sono tutte quelle opere di consolidamento che servono a garantire compensazioni contro l’azione erosiva, mitigando quindi i pericoli del dissesto idrogeologico.

    Tra le tecniche pratiche che aiutano a ridurre il rischio di erosione del terreno negli interventi di consolidamento, le più diffuse sono quelle che prevedono l’utilizzo di piante vive o parti di esse, da sole o in combinazione con materiali naturali inerti (legno, pietrame o terreno) e materiali artificiali biodegradabili (biostuoie, geojuta). 

    La vegetazione esercita una triplice azione estremamente importante e vantaggiosa per i terreni, e non solo: 

    • un’azione protettiva nei confronti dell’erosione del suolo, dei deflussi delle acque superficiali e dei fenomeni d’instabilità dei versanti
    • un’azione di stabilizzazione dello strato superiore del suolo a opera degli apparati radicali, con la riduzione dell’erosione e del trasporto solido a valle

    una funzione idrologica: le foglie intercettano le precipitazioni, le radici e i fusti fanno aumentare la capacità d’infiltrazione, le radici assorbono l’umidità dal suolo che si perde nell’atmosfera mediante la traspirazione.

    Dissesto idrogeologico: come possiamo intervenire

    Per progettare opere di bioingegneria efficaci bisogna puntare soprattutto su tre concetti-chiave: prevenzione, previsione e mitigazione. 

    Ecco perché è fondamentale seguire alcuni imprescindibili passaggi:

      1. analizzare le caratteristiche bioclimatiche e geomorfologiche dell’area di intervento
      2. analizzare la flora esistente, considerando le caratteristiche biotecniche
      3. selezionare le specie da impiegare, prediligendo il più possibile specie autoctone e materiali naturali, meglio ancora se ad alta biodegradabilità
      4. definire i criteri progettuali, optando per le tecniche con il miglior rapporto energia/risultati

    Interventi di ingegneria naturalistica: qualche esempio

    Tra le soluzioni di bioingegneria più frequentemente utilizzate si segnalano quelle “resilienti”, ovvero sia capaci di convivere con le fragilità cercando di limitare il più possibile i danni. Ad esempio: 

    • realizzazione di terre armate o rinforzate per contenere i dislivelli e consolidare il terreno: si tratta di opere di potenziamento attraverso un sistema di reti e griglie che costituiscono una sorta di muro contenitore in grado di evitare che il peso del materiale venga scaricato per intero sulla base
    • rinforzo dei pendii e consolidamento dei versanti con strutture autoportanti (ad esempio palificate) che possono svolgere una funzione di sostegno, contenimento al piede e consolidamento strutturale
    • inerbimento e rinverdimento, per garantire una corretta regimazione delle acque e una ri-ossigenazione dell’ambito territoriale in cui si interviene 

    riqualificazione e  ricostruzione dell’ecosistema naturale attraverso progetti di rinaturalizzazione e risanamento ambientale volto alla conservazione delle biodiversità

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