I rifiuti non esistono. Sembra un paradosso, ma è proprio questo il principio su cui si basa il concetto di economia circolare dei rifiuti, una strategia che diventa sempre più importante in un’epoca, come quella in cui stiamo vivendo, in cui le risorse del pianeta si stanno esaurendo. Vuoi per l’aumento della popolazione, vuoi per l’eccessivo consumo e sfruttamento dei beni a disposizione, vuoi per la politica “usa e getta” tipica dell’economia lineare “produci-consuma-smaltisci”. Basti pensare a un dato: ogni anno un cittadino dell’UE produce in media 4,5 tonnellate di rifiuti, di cui circa la metà viene smaltita in discarica. Ma per quanto tempo ancora potremo continuare così?

L’Economia Circolare: una scelta prima di tutto etica

Durante il World Economic Forum di Davos (2014) si è parlato per la prima volta di Economia Circolare: si tratta di un sistema progettato per autorigenerarsi basato sull’idea che il valore e il ciclo di vita dei prodotti debbano durare il più a lungo possibile così da ridurre la quantità dei rifiuti nell’ambiente. Ed ecco che torniamo al paradosso (o utopia?) iniziale: i rifiuti non esistono.

    Che cos’è l’economia circolare dei rifiuti

    Partiamo da un concetto fondamentale: in natura tutto ha uno scopo. I materiali cosiddetti di scarto infatti si trasformano in qualcos’altro di utile, diverso magari dalla funzione originaria, innescando un circolo virtuoso. Un “circolo” appunto, perché “circolare” è il modello che segue questo sistema: la materia scartata viene riutilizzata e ritorna nella catena di valore sotto forma di nuova materia prima.

    Non più “produzione-consumo-smaltimento” ma “riparazione-riciclo-riutilizzo”. Ed ecco che il “rifiuto” si trasforma in “risorsa”.

    4 ottimi motivi per passare all’economia circolare

    1. Le risorse naturali sono limitate e sono destinate a finire, più o meno rapidamente. È impensabile continuare a prelevare materie prima dalla Terra per realizzare un prodotto destinato a diventare, in poco tempo, un rifiuto: noi le consumiamo troppo velocemente, prima che la Terra riesca a produrne di nuove.
    2. Sfruttiamo tali risorse in maniera inefficiente, sprecandone una grande quantità. Si devono abbandonare la cultura dello spreco e il concetto di prodotto “a vita breve”, (re)introducendo nelle filosofie aziendali ma soprattutto nella nostra quotidianità, quello di riparazione, ricostruzione, riutilizzo. In una parola, di “durata”.
    3. Produciamo troppi rifiuti da trattare, gestire e smaltire: nell’Unione Europea si generano ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti. Dove vanno a finire? E quanto costa?
    4. Il modello economico lineare ha un maggiore impatto sul clima: i processi di estrazione e utilizzo delle materie prime, oltre ad avere ripercussioni dirette sull’ambiente, implicano un aumento del consumo di energia e di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

    I principali vantaggi dell’economia circolare

    La transizione ecologica verso un modello di economia circolare è l’obiettivo dei principali Paesi in via di sviluppo che, per favorirlo, stanno predisponendo una serie di misure studiate appositamente per ridurre i rifiuti, salvaguardando il pianeta e con significativi effetti positivi anche dal punto di vista più prettamente economico:

    • diminuire i rifiuti significa ridurre l’inquinamento e l’impatto ambientale, contribuendo anche a contenere il fenomeno del surriscaldamento globale 
    • questo modello economico porta a un forte impulso all’innovazione, aprendo a nuove e inedite opportunità di business nei settori più disparati
    • incentivare il riciclo riduce il bisogno (e quindi la domanda) di materie prime a favore di nuovi servizi a valore aggiunto (riparazioni, etc.) e di conseguenza incentiva  l’occupazione in settori collegati all’attività umana rispetto a quelli automatizzati.

    Una cosa è certa: per raggiungere questo obiettivo è fondamentale la collaborazione di tutti: dei governi che devono stabilire le leggi, dei produttori, degli enti di controllo, delle aziende specializzate nello smaltimento dei rifiuti e, naturalmente, dei cittadini, che devono cercare il più possibile di adottare uno stile di vita e un modello di consumo ecosostenibili che possa avere un impatto minimo sull’ambiente. Ognuno, insomma, deve fare la sua parte.

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